Bruciore dietro lo sterno, acidità che risale, gonfiore dopo i pasti: spesso pensiamo che tutto nasca nello stomaco. Le ricerche più recenti suggeriscono che una parte della storia si scriva anche più in basso, nell'intestino.
Nel nostro intestino vivono miliardi di batteri che, insieme, formano il microbiota intestinale. Quando questo ecosistema è in equilibrio aiuta la digestione, protegge le mucose e dialoga con il sistema immunitario e nervoso. Si parla di disbiosi quando l'equilibrio si rompe: calano i batteri "buoni" (per esempio quelli antinfiammatori), aumentano specie potenzialmente dannose e si riduce la varietà complessiva.
Le cause più comuni sono alimentazione povera di fibre, stress cronico, antibiotici, alcol, fumo, sedentarietà e – come vedremo – anche l'uso prolungato di alcuni farmaci per il reflusso.
Il reflusso gastroesofageo (in inglese GERD) si verifica quando il contenuto dello stomaco risale nell'esofago. Il principale "guardiano" è lo sfintere esofageo inferiore, una valvola muscolare che dovrebbe restare chiusa dopo il passaggio del cibo. Se si rilascia troppo spesso o la pressione nell'addome aumenta, acido, pepsina e sali biliari raggiungono la mucosa esofagea, che non è fatta per sopportarli.
Il rapporto tra disbiosi e reflusso non è a senso unico: è un vero e proprio circolo vizioso. Ecco i principali punti di contatto.
Un microbiota alterato fermenta in modo anomalo i cibi, producendo più gas. L'addome si gonfia, la pressione sullo stomaco aumenta e lo sfintere esofageo viene "spinto" ad aprirsi.
Quando i batteri colonizzano in eccesso l'intestino tenue, la fermentazione avviene troppo "in alto", vicino allo stomaco. Gonfiore, eruttazioni e rallentato svuotamento gastrico possono peggiorare il reflusso.
Gli inibitori di pompa protonica (IPP, come omeprazolo e pantoprazolo) sono preziosi quando prescritti. Riducendo l'acidità, però, abbassano anche una barriera naturale contro i batteri: nell'uso prolungato possono favorire una disbiosi.
Il microbiota dialoga con il cervello attraverso l'asse intestino-cervello. Stress e ansia alterano il microbiota e aumentano la percezione del bruciore: per questo il reflusso peggiora nei periodi difficili.
Fino a qualche anno fa si pensava che l'esofago fosse quasi privo di batteri. Oggi sappiamo che ha un suo microbiota, e che nel reflusso la composizione cambia in modo caratteristico.
⚠️ Quando andare dal medico: se compaiono difficoltà importante a deglutire, dimagrimento non voluto, vomito, sangue nelle feci o feci nere, anemia, oppure se i sintomi persistono da settimane, è necessario un consulto medico o gastroenterologico.
La ricerca sul legame tra microbiota e reflusso è giovane ma in crescita. Ecco alcuni lavori pubblicati su riviste indicizzate in PubMed:
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Trasparenza: questo articolo contiene link e codici legati alla mia attività di consulente Be Health.
Il reflusso non è solo una questione di acido: intestino, microbiota, stress e abitudini quotidiane sono strettamente collegati. Prendersi cura dell'equilibrio intestinale, adottare uno stile di vita corretto e scegliere prodotti delicati e mirati può fare la differenza nel benessere di ogni giorno.
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Fai il test →Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico. Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Non superare la dose giornaliera consigliata; in gravidanza, allattamento, in caso di patologie o terapie in corso consultare il medico prima dell'uso.
Fonti scientifiche (PubMed):
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